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ChiariAmbiente
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Disastri ambientali, sei milioni in fuga |
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Scritto da corriere.it
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Sabato 30 Maggio 2009 10:13 |
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La metà sarà costretta a raccogliere in fretta i pochi oggetti sottrat ti alla furia del cielo e del mare, tallonata nella sua fuga da inondazioni e tempeste, cicloni e uragani. L’altra me tà avrà più tempo per arrendersi ai de serti che avanzano, divorando i campi e affamando le bestie, o agli oceani che si alzano, erodendo le coste e distruggen do gli atolli. Tutti, inesorabilmente, se ne dovranno andare.
Questione di settimane, mesi, forse qualche anno. Sono 6 milioni, secondo le stime elaborate da Legambiente. Un dossier, quello dedicato al riscaldamen to globale come fattore scatenante delle migrazioni, che è stato presentato a Terra Futura ( www.terrafutura.it ), la mostra-convegno internazionale sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Li chiamano ecoprofughi, e sono l’ultimo tassello in ordine di tempo che si unisce al complicato mosaico dei muta menti climatici. Secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, il fenomeno è de stinato a subire un aumento esponenzia le: nel 2050, il mondo potrebbe ritrovarsi a gestire la migrazione forzata di 200-250 milioni di persone da terre ina ridite o completamente sott’acqua, de vastate dal surriscaldamento o dalla de forestazione. È per questo che Legambiente ha scelto di lanciare, proprio a Firenze, la proposta per il riconoscimento di uno status giuridico ai profughi am bientali. E non è un caso, forse, che que sto avvenga in una Regione che si appre sta a introdurre — secondo il presiden te del Consiglio toscano Riccardo Nenci ni, «l’assemblea la varerà lunedì» — la «sua» legge sull’immigrazione, in aperta sfida al ddl sulla sicurezza e alla linea politica del governo. Così come non può essere una coincidenza che proprio nei prossimi giorni — come scriveva ie ri il New York Times — l’Assemblea ge nerale delle Nazioni Unite si prepari ad adottare la prima risoluzione che colle ghi ufficialmente il cambiamento del cli ma al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.
Sono 18 milioni le persone che ogni anno, nel mondo, vengono colpite da disastri naturali;
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Ultimo aggiornamento ( Sabato 30 Maggio 2009 10:18 )
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IPPC: Il 10 marzo è stata votata in prima lettura la nuova Direttiva |
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Scritto da Monica Frassoni
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Martedì 24 Marzo 2009 08:24 |
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IPPC Il 10 marzo è stata votata in prima lettura, da parte della plenaria del PE a Strasburgo, la nuova Direttiva IPPC sulle emissioni industriali. Si tratta di una rifusione di piú... ... direttive e quindi le possibili modifiche al testo legislativo erano limitate alle soli parti da assemblare, riducendo l'iniziativa del PE nell'aggiunta di migliori riferimenti allo scambio di emissioni o all'introduzione di regole piú ferree per il co-incenerimento. La nuova direttiva IPPC sarà esaminata in seconda lettura dal prossimo PE, ora è attesa la "posizione comune" del Consiglio che poi aprirà dei negoziati informali con il PE. La direttiva sarà uno strumento necessario, utile per favorire non solo la riduzione drastica di emissioni avvalendosi delle migliori tecniche disponibili (BAT) nel rispetto dei Valori di emissioni (ELV) elaborati con il contributo della Commissione europea, ma anche di favorire per tempo un nuovo indirizzo negli investimenti industriali. Monica Frassoni, Presidente del Gruppo dei Verdi/ALE ha così commentato il voto: "Oggi si è votato sulla revisione di una delle direttive fondamentali per la protezione della salute e dell'ambiente dall'inquinamento degli impianti industriali. Casi come quelli dell'ILVA di Taranto ci ricordano infatti a quali rischi i cittadini italiana, ed europei, sono esposti quotidianamente a causa delle emissioni di impianti altamente inquinanti. Come spesso avviene con le normative ambientali le potenti lobby dell'industria pesante (raffinerie, acciaierie e impianti chimici) hanno tentato di indebolire la direttiva in modo da proteggere i loro profitti a scapito della salute dei cittadini." L'europarlamentare ha poi aggiunto "Nonostante la vigilanza del gruppo dei Verdi e di altre forze in seno al Parlamento, un emendamento introdotto all'ultimo minuto ha portato il Parlamento europeo a votare l'esclusione della maggior parte delle industrie manifatturiere dai valori limiti per la qualità dell'aria fissati dalla legislazione sui grandi impianti di combustione. Si tratta, bisogna dire, di un emendamento chiaramente contrario allo scopo e all'obiettivo della direttiva e che va in senso opposto a quanto deciso dalla Corte europea di giustizia in una recente sentenza (1) e deve essere quindi ignorato dalla Commissione e il Consiglio nelle ulteriori fasi del processo legislativo. "Sul fronte delle buone notizie," ha proseguito Monica Frassoni "il compromesso tra i gruppi politici ha permesso di introdurre una serie di migliorie, in particolare le procedure previste per fissare dei livelli europei per la qualità dell'aria in alcuni settori specifici in aggiunta a quelli già presenti nella direttiva. Anche i criteri per il monitoraggio e le ispezioni sono stati migliorati. L'eurodeputata ha infine concluso: "Questo è un chiaro segnale che non sarà più tollerato il dumping ambientale tra Stati membri, vale a dire crearsi un vantaggio rispetto alla concorrenza risparmiando i soldi destinati all'adeguamento alle normative ambientali e che gli impianti virtuosi in termini di contenimento dell'inquinamento dovranno invece essere premiati". Fonte Ambiente e Lavoro
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 24 Marzo 2009 08:29 )
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Scritto da Il Presidente
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Mercoledì 18 Marzo 2009 10:06 |
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DENUNCIA ALLA COMMISSIONE EUROPEA: LE NOSTRE ISTITUZIONI SONO INADEMPIENTI
Chiariambiente ha denunciato lo Stato Italiano, la Regione Lombardia, la Provincia di Brescia e il Comune di Chiari presso la rappresentanza italiana della Commissione Europea. IL FATTO
Poiché le Istituzioni italiane, in particolare gli enti locali, tacciono da troppi anni sul caso delle Fonderie Gnutti, Chiariambiente ha deciso di denunciarle alla Commissione europea per inadempienza delle direttive comunitarie. Sono 9 le principali direttive approvate da Parlamento, Consiglio e Commissione europei che, a nostro giudizio, sono state bellamente ignorate dalle nostre istituzioni, evidentemente poco o per nulla interessate ad una fattiva tutela della salute pubblica. In particolare queste direttive, se applicate, potrebbero costituire una soluzione a molti dei problemi clarensi: la Direttiva 2008/1/CE sulla riduzione integrata dell’inquinamento, la Direttiva 85/337/CEE sulla Valutazione dell'Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati; la Direttiva del Consiglio 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente; quella concernente i valori limite e gli obiettivi di qualità per gli scarichi di cadmio (Direttiva 83/513/CEE); quella che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (Direttiva 2000/60/CE); o, ancora il regolamento n. 850/2004, relativo agli inquinanti organici persistenti (diossine, IPA, ecc.); Chiariambiente, come spiegato in maniera circostanziata e motivata nella denuncia (vedi allegato), ritiene che gran parte dei dettami della legge europea non siano stati presi in adeguata considerazione, nonostante possano essere in parte risolutivi di una situazione sempre più deteriore. NOTA ESPLICATIVA SULLE DENUNCE ALLA U.E. Ecco, a seguire, la nota esplicativa su cosa implica la denuncia [fonte: Modulo di denuncia fornito dalla Commissione europea] : Ogni Stato membro è responsabile
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Denuncia alla Unione Europea |
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Scritto da Il Presidente
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Mercoledì 18 Marzo 2009 09:55 |
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DENUNCIA ALLA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE RIGUARDANTE INADEMPIMENTI DEL DIRITTO COMUNITARIO 1. Cognome e nome del denunciante: ChiariAmbiente (Gruppo locale di ACLI Anni Verdi) Piazza 28 maggio n°1 25032 Chiari (Brescia) (omissis) 7. Stato membro o organismo pubblico che, secondo il denunciante, non ha ottemperato al diritto comunitario: Lo Stato Italiano, la Regione Lombardia, la Provincia di Brescia e il Comune di Chiari. 8. Descrizione circostanziata dei fatti contestati: Nel comune di Chiari (Bs) (18.000 abitanti circa) è ubicata a ridosso del centro urbano la “Trafilerie Carlo Gnutti S.p.A.”, una delle maggiori fonderie e trafilerie di ottone del mondo. La sua capacità produttiva di progetto autorizzata è di 900.000 t/anno, mentre quella effettiva autocertificata è di 400.000 t/anno circa. Dalle falde acquifere vengono estratte annualmente oltre 2 milioni di mc di acqua (pari al doppio del consumo di acqua potabile dell’intero paese, zootecnia compresa) ed una pari quantità viene scaricata in corsi d’acqua irrigui. Questa attività industriale
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Ultimo aggiornamento ( Sabato 21 Marzo 2009 17:09 )
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Gli scienziati: evitiamo la catastrofe climatica |
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Scritto da corriere.it
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Martedì 17 Marzo 2009 09:12 |
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Le probabilità di vedere realizzati gli scenari peggiori del cambiamento climatico, tra quelli ipotizzati dall'IPCC (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite), stanno aumentando a vista d’occhio. I tassi di gas serra salgono a ritmi imprevisti, le temperature medie globali andranno probabilmente oltre i due gradi di aumento entro il secolo, il livello dei mari potrebbe superare il mezzo metro di crescita, causando l’esodo di centinaia di milioni di persone dalle isole e dalle zone costiere inondate. L’ennesimo allarme climatico è stato ripetuto a Copenhagen, a conclusione della conferenza internazionale che ha riunito la settimana scorsa 1600 climatologi da più di 70 paesi, per iniziativa dell'International Alliance of Research Universities (IARU), un’associazione fra le più importanti università di tutto il mondo. Due anni dopo la pubblicazione del quarto rapporto dell'IPCC, che aveva fornito la sintesi della scienza climatica fino al 2006 e alcuni dei più probabili scenari di cambiamento climatico, il congresso di Copenhagen ha voluto offrire un aggiornamento che tiene conto dei passi avanti compiuti dalla ricerca in questo complesso settore, sia sul fronte più strettamente scientifico e tecnico, sia su quello delle politiche da mettere in atto per fronteggiare il cambiamento climatico. SEI RACCOMANDAZIONI - Tirate le somme, i 1.600 esperti hanno deciso di consegnare ai governi del mondo un messaggio articolato in sei raccomandazioni. Il testo definitivo sarà consegnato nel prossimo mese di giugno, ma intanto ne sono state anticipate le parti essenziali. Il primo avvertimento riguarda le emissioni globali dei gas serra, che sono in salita, soprattutto nei Paesi di nuova industrializzazione: proprio questi dati rendono sempre più probabili i peggiori
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Inquinamento a Chiari: parere sugli ultimi accertamenti |
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Scritto da Presidente
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Sabato 07 Febbraio 2009 14:06 |
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ChiariAmbiente rispetto alle relazioni tecniche sulla caratterizzazione delle aree inquinate a Chiari rileva che con un ritardo superiore ai tre anni, l’amministrazione Comunale presenta delle relazioni tecniche che non risultano approvate dagli organi deliberanti e quindi non sono ancora operative. Oltre al ritardo e alla mancanza di scelte politiche i contenuti tecnici delle relazioni commissionate dall’Amministrazione comunale sono inaccettabili in quanto: 1. Non si procede ad un’indagine dell’eventuale inquinamento delle acque della prima falda sotterranea, anche se il geologo conferma che le falde sotterranee superficiali e profonde (dove pescano i pozzi dell’acqua potabile clarense) sono in comunicazione? 2. Si ignorano altre aree inquinate (private e pubbliche che risultano già certificate) oltre all’inquinamento dei fanghi nei canali di irrigazione; 3. Non c’è correlazione con l’indagine ASL sugli ortaggi? 4. L’Amministrazione comunale non ha disposto nessuna indagine per stabilire le responsabilità delle aziende che hanno causato l’inquinamento e quindi il Comune deve accollarsi ogni onere o meglio i cittadini che hanno subito danni non sanno da chi devono essere risarciti; 5. E stata abbandonata l’indagine sulla ricaduta al suolo delle polveri inquinanti e non viene misurato il progressivo inquinamento dei terreni (anche a fronte di rilasci in atmosfera di quantità elevate di sostanze molto pericolose (Diossine, IPA, cadmio, arsenico, piombo, stagno, ecc.); 6. L’Amministrazione comunale non si è attivata per ottenere una riduzione significativa delle emissioni e non ha richiesto una Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) nemmeno in occasione del grande ampliamento concesso alle Trafilerie Gnutti; 7. L’Amministrazione comunale non ha divulgato il piano di sicurezza esterno per il rischio di incidenti rilevanti (R.I.R.) previsto dalla legge Seveso 3 a carico delle Trafilerie Gnutti; 8. L’aria a Chiari è più inquinata di quella di Brescia, ma l’Amministrazione comunale non ha chiesto l’inserimento della cittadina nelle zone della Regione Lombardia ad alto rischio di inquinamento dell’aria e questo danneggia i cittadini clarensi; 9. Con l’ASL, il comune non ha avviato programmi efficaci di biosorveglianza umana almeno per le persone a più alto rischio (bambini e donne incinta). Nella sezione documenti trovate le relazioni tecniche sullo stato dell'inquinamento dei suoli clarensi emessi da A.R.P.A. Brescia.
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